Crafted to Transcend - Abitare il cambiamento, tra materia e percezione

Crafted to Transcend - Abitare il cambiamento, tra materia e percezione

Di Marianna Di Biagio

Foto di Artur Ekler


C’è un momento, durante la Design Week, in cui il rumore di fondo delle affollate vie di Milano si abbassa, quasi sparisce.
È successo entrando in Crafted to Transcend, il progetto pensato da Paola Sasplugas, fondatrice e CEO del brand di risonanza internazionale PDPAOLA. L'installazione, nascosta tra le architetture del cortile dell’Università Statale, sarà aperta al pubblico fino al 30 aprile.
Uno spazio che non si limita a essere visto, ma che chiede di essere attraversato, sentito, quasi abitato.
Parlando con Paola, ho avuto la sensazione che tutto partisse da lì: da un’idea molto precisa ma allo stesso tempo aperta, in continua trasformazione, proprio come la materia di cui racconta. È un dialogo che non tocca solo la gioielleria, ma qualcosa di molto più ampio, ci invita a riflettere sul modo in cui osserviamo il cambiamento, e soprattutto, su come scegliamo di starci dentro.

 


“Crafted to Transcend” è un progetto profondamente immersivo. Che tipo di esperienza volevi creare per chi entra nello spazio, e cosa ti piacerebbe che le persone si portassero con sé una volta usciti?

È uno spazio pensato per abbracciare la trasformazione, anche quella personale. È quindi un luogo che vuole trasmettere un’ idea di trascendenza e, in essenza, accogliere il fatto che siamo in costante cambiamento, proprio come avviene nel processo di creazione di un oggetto fisico. Volevamo che lo spettatore potesse sentire tutto questo, abbracciarlo in qualche modo e, allo stesso tempo, riconoscersi in questo cambiamento, anche attraverso la possibilità di intervenire sull’opera.

Hai parlato di materia come qualcosa in continua evoluzione. È un modo di pensare che senti vicino anche nel tuo lavoro quotidiano?

Molto. Anche per il processo evolutivo che caratterizza la gioielleria, che spesso nasce dalla natura. È un riflesso di chi sono e di ciò che rappresenta il brand.

L’opera cambia nel corso dei giorni. Ti piace pensare non esista davvero una versione definitiva del progetto?

Mi affascina molto, è emozionante sapere che si è generato un cambiamento.

Quanto pensi che sia oggi sfumato il confine tra moda, design e arte?

Io dico sempre che sono un’amante della bellezza e che, alla fine, sono arrivata alla gioielleria anche un po’ per caso, perché a volte la vita ti porta nei luoghi più inaspettati. In fondo, credo però, che chiunque lavori con la bellezza tenda naturalmente a mescolare i linguaggi. Abbracciare questa assenza di limiti è, secondo me, la cosa più sana e più giusta.

Hai spesso parlato di PDPAOLA come di un brand legato al “sentire”. In un momento in cui tutto è veloce e digitale, che spazio ha per te il lavoro manuale all’interno di questo approccio?

È assolutamente fondamentale, ci riporta alle radici. In un mondo così effimero, credo sia importante celebrare il lavoro manuale ed il valore che porta con sé. È qualcosa che coinvolge molte persone nel processo: nel caso della gioielleria, prima che un pezzo sia finito, possono intervenire anche venti persone su di esso, e dietro il suo apparire perfetto, c’è un lavoro collettivo enorme, che oggi più che mai è fondamentale valorizzare.

Hai spesso raccontato che molte delle tue idee nascono da intuizioni, anche nei momenti più spontanei. Come riconosci quando vale la pena trasformarle in un progetto?

Credo sia importante ascoltarsi molto. Alla fine, solo tu puoi percepire quella sensazione: è qualcosa di difficile da descrivere. In generale, nella vita, vale un po’ la regola del “if you know, you know” - scherziamo - non esiste una spiegazione oggettiva. L’importante è non perdere mai la curiosità e cercare di comprendere allo stesso tempo se stessi.

Che ruolo ha il dubbio nel tuo processo creativo?

Non nego che il dubbio ci sia sempre. Ma ha un valore positivo, finché mi sento bene con me stessa. L’autenticità sarà sempre la strada giusta.

Per questo progetto hai collaborato con Angela Roman. Quanto è importante per te il confronto nel processo creativo, e cosa cerchi nella persona con cui scegli di lavorare?

Angela lavora al progetto fin dall’inizio di PDPAOLA, fa parte del team. È una persona con una grande capacità e sensibilità per il design e sopratutto, riesce a comprendere molto bene la mia visione, che in realtà condividiamo. Per collaborare, ho bisogno di sentire che siamo sulla stessa frequenza, e non è sempre facile trovare la stessa energia.

Lo scorso anno PDPAOLA ha festeggiato il suo decimo anniversario ed è cresciuto molto negli anni. Ti capita mai di guardarlo oggi con uno sguardo diverso, quasi da fuori?

Sì, la verità è che quando sei così immersa nel quotidiano non ti rendi conto del tempo che passa, sembra quasi impossibile che siano già passati dieci anni. Ora lo guardo con una certa nostalgia.

Se guardi al tuo lavoro oggi rispetto agli inizi, cosa senti di fare in modo diverso?

Oggi mi sento sicuramente più matura nelle decisioni e, rispetto al passato, cerco soprattutto di rimanere sempre fedele a me stessa.

Cosa diresti alla Paola di dieci anni fa?

Che sarà difficile, ma che ne varrà decisamente la pena.

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