ROSALIND FRANKLIN - Colei che ha fotografato il DNA per la prima volta

ROSALIND FRANKLIN - Colei che ha fotografato il DNA per la prima volta

di Margherita Budroni

 

Londra, 25 luglio 1920 - Londra, 16 aprile 1958

Nata in un’influente famiglia di banchieri e uomini politici di origine ebraica, Rosalind Franklin si iscrive al Newnham College di Cambridge, contro il volere del padre per il quale avrebbe dovuto dedicarsi a opere di beneficenza. 

Dopo la laurea nel 1942, ottiene un posto da assistente presso la British Coal Utilization Research Association (BCURA), dove studia la struttura delle molecole del carbone e della grafite, alla base del dottorato, conseguito in chimica-fisica nel 1945, a Cambridge. 

Dopo due anni trova un posto di ricercatrice nel Laboratoire Central Services Chimique de l’Etat, a Parigi, dove si specializza nella diffrazione a raggi X e vive uno dei periodi più felici della sua vita, circondata da colleghi simpatici e calorosi. 

Rosalind Franklin al microscopio in una foto del 1955, quando già lavorava al Birckbeck college, dove avrebbe trascorso l'ultima tappa della sua carriera

 

Nel 1951, consigliata da Dorothy Hodgkin torna a Londra per costituire una unità di cristallografia a raggi X nel laboratorio di J. T. Randall, al King’s College. Qui non si sentirà mai a proprio agio, soprattutto a causa del rapporto difficile con il collega Maurice Wilkins che studia la struttura del DNA. Wilkins, un principiante nell’uso delle tecniche di diffrazione a raggi X, pretende che lei, cristallografa esperta, condivida con lui i propri risultati. Frustrato, si lamenta della collega con Francis Crick e James Watson del laboratorio Cavendish diretto da Max Perutz, all’università di Cambridge. Anch’essi interessati a scoprire – meglio se per primi – l’esatta struttura del DNA di cui si conosceva solo la forma A.<br/ >.

Rosalind Franklin riesce a identificarne la forma B, a ricavare dati sulla sua densità, sul suo contenuto in acqua e sulla posizione degli zuccheri nella molecola. Ottiene immagini bellissime, tra cui la famosa “Photograph 51”. Giustamente, non accetta di condividere con i colleghi i dati scientifici, foto comprese, che accumulava insieme al suo studente Raymond Gosling e ancora da pubblicare. 

Photograph 51 Rosalind Franklin

 

Tuttavia nel gennaio 1953 Wilkins mostra a Watson la copia, fatta di nascosto, di una delle foto di Rosalind. Watson e Crick riescono a rubare e leggere anche il rapporto sulla forma B che la Franklin aveva scritto per il British Medical Council. Da tutto ciò i due ricavano i dati per la convalida del modello a doppia elica che pubblicano il 25 aprile 1953 su Nature. 

Il meccanismo, cercato dall’inizio del Novecento, spiegava la trasmissione dei caratteri ereditari e sul stesso numero della rivista le deduzioni di Crick e Watson erano suffragate dall’articolo di Franklin e Gosling, corredato dalle note fotografie e da un terzo firmato da Wilkins e da due suoi collaboratori.

Una recente biografia di Rosalind Franklin è intitolata The dark lady of DNA. Così la definì Wilkins nella lettera a Crick in cui annunciava l’imminente partenza di Rosalind dal King’s: 

«Penso che ti interessi sapere che la nostra dark lady ci lascia la prossima settimana». 

Watson delinea un ritratto feroce e crudele della Franklin: «a trentun anni vestiva con la fantasia di un’occhialuta liceale», Wilkins doveva ”trovare il modo di liberarsene... Il vero problema era Rosy. 

E Maurice non poteva far a meno di pensare che il posto migliore per una femminista era nel laboratorio di qualcun altro. 

Eppure lei non era una femminista, e neanche una dark lady: era solo una scienziata che si considerava pari ai suoi colleghi e non rispondeva a domande impertinenti sui suoi esperimenti scientifici.

Solo alla fine della carriera Watson ne riconosce la bravura, l’onestà e la generosità e si rende conto «troppo tardi, delle lotte che una donna intelligente deve affrontare per essere accettata nel mondo scientifico, che spesso considera le donne nulla più che un piacevole diversivo dal lavoro serio».

Illustration by Jody Hewgill for TIME 1953
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