MILEVA MARIĆ - L'altra metà della teoria: chi era la donna accanto ad Einstein

MILEVA MARIĆ - L'altra metà della teoria: chi era la donna accanto ad Einstein


di Margherita Budroni


Titel, 19 dicembre 1875 - Zurigo, 4 agosto 1948

Mileva Marić viene al mondo a Titel, in Serbia, il 19 dicembre 1875, in un periodo in cui quella zona faceva ancora parte dell'Impero Austro-Ungarico. Suo padre Miloš, poco dopo la sua nascita, lascia la carriera militare e si ritrova a lavorare nell'ambito della giustizia imperiale. È lui la figura chiave nella vita della piccola Mileva, che fin da bambina si rivela una mente brillante - anche se un po' chiusa in sé stessa, complice un difetto fisico dalla nascita che l'ha sempre costretta a zoppicare. Nonostante questo, è una ragazza con una gran voglia di sapere, e quando la famiglia si sposta a Zagabria, Miloš riesce a farla iscrivere al liceo in lingua tedesca, anche se lì non può nemmeno prendere il diploma. La passione per la scienza è però più forte di tutto, e il padre la incoraggia ad andare in Svizzera, dove le donne potevano davvero studiare all'università e si parlava il tedesco. A Zurigo si diploma e supera l'esame di ammissione al Politecnico, dove entra come matricola nell'autunno del 1896 - l'anno che le cambierà tutto.

Ritratto di Mileva Marić, 1912

Quello stesso anno, tra le matricole, c'è anche un certo Albert Einstein, di quattro anni più giovane. I due fanno subito amicizia, suonano insieme - lui il violino, lei il pianoforte - e studiano fianco a fianco, compensandosi alla perfezione: lei fortissima in matematica e nella fisica sperimentale, lui intuitivo e originale. Diventano inseparabili, una coppia nella vita e nello studio. E nelle lettere di quegli anni si parla del loro lavoro sulla fisica come di qualcosa che stanno costruendo insieme. Sarà proprio questo, molti anni dopo, ad alimentare il dubbio: che Mileva non fosse solo la moglie di Einstein, ma anche una sua coautrice.

Mileva Marić e Albert Einstein negli ultimi anni del loro matrimonio

La loro storia non è tutta rose e fiori: riescono a sposarsi nel 1903, ma ad Einstein non viene offerto nemmeno un lavoro accademico, unico della sua classe a restare a mani vuote. La soluzione? Il celebre impiego all'Ufficio Brevetti di Berna. Nel 1904 nasce il primo figlio, Hans Albert, e Mileva si adatta al ruolo che ci si aspettava da una moglie di quei tempi: casa e figli. Il confronto intellettuale con Albert però non si ferma mai - lei legge con lui le novità della fisica, lo aggiorna, lo stimola. E quando nel 1905 Einstein pubblica a raffica cinque articoli fondamentali, in molti si chiedono se Mileva non ci abbia messo del suo, e se non avrebbe meritato un po' di credito.

Negli anni seguenti la carriera di lui esplode: prima una cattedra a Praga, poi a Berlino. Lei paga il conto più salato: ha messo da parte carriera, ambizioni e giovinezza per far volare il marito. Si ritrova con due figli, senza laurea e senza indipendenza economica. Nel 1914 torna a Zurigo con Hans Albert ed Eduard, e comincia una lunga trattativa per il divorzio, che arriverà solo nel 1919.

Nel 1986 la svolta: una parte della famiglia Einstein mette all'asta alcune lettere scambiate tra i due, custodite in una banca di Berkeley, in California. Sono lettere in cui Albert usa spesso il "noi" parlando delle sue ricerche. Nel 1990 l'American Association for the Advancement of Science dedica il suo convegno annuale proprio al rapporto Einstein-Marić, e qui esplode la questione: Mileva era solo la moglie nell'ombra, o una scienziata a cui non è stato riconosciuto il merito? In una lettera del 1901 Einstein cita la «nostra teoria del moto relativo»; in un'altra Mileva scrive a un'amica che hanno appena finito un articolo «che renderà mio marito famoso in tutto il mondo». Da qui il dibattito non si ferma più.

C'è anche qualcosa di sospetto: dalla morte di Einstein nel 1955 fino a molto tempo dopo, non è uscito nulla su Mileva che riportasse le parole esatte del marito. La prima moglie del figlio Hans Albert, Frieda, aveva provato a rendere pubbliche le lettere che Mileva ed Einstein avevano scritto ai figli, ma gli esecutori testamentari del Nobel bloccarono tutto per vie legali.

Una storia segnata da un ambiente misogino e da una società che, anche quando permetteva alle donne di studiare, non pensava davvero che fosse una cosa giusta. Mileva si è ritrovata intrappolata nel ruolo di moglie e madre, senza autonomia, senza riconoscimento. Come ha scritto Ann Finkbeiner, ha subito la ferita più profonda: quella di essere del sesso sbagliato, nel momento sbagliato della storia.

 

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