LUCIA SCHULZ - La fotografa che costruì l’immagine della Bauhaus, senza mai essere riconosciuta.

LUCIA SCHULZ - La fotografa che costruì l’immagine della Bauhaus, senza mai essere riconosciuta.

di Margherita Budroni

 

Praga, 1894 - Zurigo, 1989

Ci sono donne che non vengono dimenticate.

Vengono lasciate accanto. In silenzio. Come se il loro ruolo fosse secondario, anche quando è decisivo.

Lucia Schulz è una di queste donne.

Nasce a Praga nel 1894: Lucia Schulz (poi Moholy) è una fotografa straordinaria, oggi finalmente riconosciuta come una delle principali artefici dell’identità visiva della Bauhaus.

Ma per decenni il suo nome rimane ai margini, mentre le sue immagini fanno il giro del mondo.

Nel 1921 sposa László Moholy-Nagy, artista e docente, e si trasferisce con lui a Weimar, dove la Bauhaus sta diventando il centro nevralgico dell’avanguardia europea.

Bauhaus school photograph © Lucia Moholy Estate_Artists Rights Society (ARS), New York_VG Bild-Kunst, Bonn

 

Mentre lui insegna, Lucia inizia a formarsi come fotografa, apprende tecniche sofisticate e apre una camera oscura nella loro casa.

È lì che comincia a documentare la scuola, le sue architetture, i suoi oggetti, i suoi volti.
Le sue fotografie non sono semplici registrazioni: sono costruzioni visive precise, moderne, taglienti.
Linee nette, asimmetrie, contrasti.

Interno della casa del padrone, presente nel catalogo del MoMA, immagine © Lucia Moholy Estate_Artists Rights Society (ARS), New York_VG Bild-Kunst, Bonn

 

Tea Service designed by Otto Rittweger in 1924, image © Lucia Moholy Estate_Artists Rights Society (ARS), New York_VG Bild-Kunst, Bonn

 

La Bauhaus, come la immaginiamo oggi, passa attraverso il suo sguardo.

Eppure, proprio mentre il suo lavoro diventa indispensabile, inizia anche la sua sparizione.
La collaborazione con il marito viene spesso raccontata come un’estensione del genio maschile, non come un dialogo creativo.

Molti progetti condivisi vengono attribuiti a lui, e Lucia è progressivamente esclusa dal riconoscimento ufficiale.

Ma l’episodio più crudele arriva nel 1933.
Con l’ascesa del nazismo, Lucia è costretta a fuggire dalla Germania, lasciando indietro una collezione di oltre 500 negativi su lastra di vetro: il suo archivio, la sua opera, la sua vita.
Li definisce “il mio unico bene tangibile”.

Quei negativi finiscono nelle mani di Walter Gropius, fondatore della Bauhaus, che li riproduce, li utilizza e li diffonde per anni senza attribuzione, contribuendo a costruire la mitologia internazionale della scuola.

Addirittura, decine di sue fotografie appaiono senza credito nel celebre catalogo della mostra del MoMA del 1938, una delle esposizioni che consacrano la Bauhaus nel mondo.

Lucia cerca disperatamente di recuperarli.
Scrive lettere, invoca amicizie, avvia battaglie legali.

Perché non si tratta solo di fotografie: si tratta di essere riconosciuta come autrice.

In uno dei suoi appelli più duri, scrive:

“Tutti, tranne me, utilizzano e ammettono di aver utilizzato le mie fotografie […] spesso anche senza menzionare il mio nome. Tutti, tranne me, traggono vantaggi… in denaro o in prestigio, o entrambi.”

Alla fine, nel 1957, riesce a recuperare solo una parte dei negativi.
Ma il riconoscimento pieno della sua influenza è ancora oggi un processo in corso.

Lucia Moholy non è solo “la moglie di”.
È l’occhio della Bauhaus.

Lucia Moholy. Edith Tschichold. 1926

 

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