LEE KRASNER - l’altra metà dell’espressionismo

LEE KRASNER - l’altra metà dell’espressionismo

 

di Margherita Budroni 

 

New York, 1908 - New York, 1984

Lee Krasner nel 1940

Lee Krasner cambia nome più volte prima ancora di diventare un'artista. Nasce Lena Krassner a New York nel 1908, da una famiglia ebrea ortodossa emigrata in America da un villaggio vicino a Odessa, in Russia (oggi in Ucraina). Nel 1922 Lena diventa Lenore e, poco dopo, semplicemente Lee. Un nome androgino. Toglie anche una "s" dal cognome. Forse è il tentativo, comune a molti figli di immigrati, di sentirsi più americana. O forse Lee ha già capito una cosa: per trovare il proprio posto nel mondo, a volte bisogna costruirselo da soli.

Da adolescente decide che vuole studiare arte e cerca una delle poche scuole pubbliche di New York in cui una ragazza può seguire un percorso artistico. Dopo essersi diplomata a diciassette anni, intraprende gli studi alla Woman's Art School della Cooper Union e (dopo una breve parentesi all'Art Students League) alla National Academy of Design. Lee sa già cosa vuole fare e, soprattutto, non sembra intenzionata a farsi spiegare da altri quale strada prendere.

Non è incoraggiata dalla famiglia. Ma nemmeno fermata. «Non mi incoraggiarono, ma finché non creai loro particolari problemi non interferirono nemmeno», racconterà anni dopo. Lee studia, dipinge, lavora, partecipa ai progetti murali della Works Progress Administration durante il New Deal e trascorre tre anni sotto la guida di Hans Hofmann, uno degli insegnanti d'arte più influenti del suo tempo. Quando incontra Jackson Pollock, Lee Krasner è già un'artista.

Ed è importante ricordarlo.

Lee Krasner e Jackson Pollock, 1949, foto di Wilfrid Zogbaum

All'inizio degli anni Quaranta le loro opere vengono esposte nella stessa mostra. Lee vede i quadri di questo artista e ne rimane sconvolta. Vuole sapere chi è. Decide quindi di andare a cercarlo nel suo appartamento.

Jackson Pollock, all'epoca, non ha l'aspetto di una leggenda dell'arte americana. Willem de Kooning lo descriverà come «un tipo che lavora in una stazione di servizio a fare benzina».

Lee, invece, vede altro. «Quando vidi i suoi quadri, rimasi senza parole. Mi sconvolsero. Poi lo incontrai, e fu amore a prima vista.» Da quel momento le loro vite, e inevitabilmente le loro carriere, si intrecciano. Lee crede nel talento di Pollock con una convinzione che non vacilla quasi mai. Lo sostiene, lo incoraggia, gli procura contatti, difende il suo lavoro e comprende la sua arte. 

Ma vivere accanto a Pollock significa anche convivere con il suo alcolismo e con una personalità autodistruttiva. Un amico descrive la vita con lui come vivere accanto a una polveriera. La sua rabbia, spesso, ricade su Lee.

Lei sceglie di restare e di prendersi cura di lui. 

C'è però una cosa che gli nega: un figlio. 

Pollock lo desidera. Lee no.

Anni dopo dirà di aver considerato Jackson «il figlio della famiglia» e di essersi sposata «per diventare un'artista, non una madre». Una frase che racconta Lee Krasner meglio di molte biografie. Perché Lee ama Pollock, crede in lui e contribuisce in modo decisivo alla costruzione della sua carriera. Ma continua, ostinatamente, a voler essere un'artista. Ed è proprio qui che la storia si complica. Confrontarsi artisticamente con Pollock significa confrontarsi con una forza enorme. Lee stessa racconta di aver dovuto «assorbire Pollock» e, allo stesso tempo, trovare il modo di andare oltre la sua influenza. Ma non diventerà mai una sua seguace.

Quando si incontrano, Lee è già un'artista formata e porta con sé riferimenti diversi da quelli del marito. C'è Henri Matisse, che resta per lei una fonte di ispirazione per tutta la vita, e c'è Piet Mondrian, la cui precisione geometrica e la struttura della griglia continuano a riaffiorare nelle sue composizioni, in particolare nella serie Little Image.

Pollock lavora soprattutto attraverso il gesto e l'intuizione; Lee conserva un occhio analitico, una costruzione più rigorosa e una profonda attenzione alla struttura. Lui contribuisce a liberare la sua pittura da alcuni vincoli. Lei, con il suo giudizio critico e la sua capacità di riconoscere il talento, diventa fondamentale per la sua carriera. Si influenzano profondamente.

Solo che la storia dell'arte, per molto tempo, decide di ricordarne soprattutto uno.

Molti dei conflitti vissuti da Lee entrano nella sua opera. La pittura diventa un modo per attraversare il dolore e, a volte, per trasformarlo in qualcosa di nuovo.

Nel 1955, mentre Pollock sprofonda sempre di più nell'alcolismo, quasi incapace di dipingere, Lee trova rifugio nei collage. Taglia e ricompone frammenti delle sue vecchie opere, persino tele che aveva scartato.

Oggi molti di quei collage sono considerati tra i suoi lavori più importanti.

Lee Krasner mentre dipinge 'The Gate,' 1959, Foto di Halley Erskine

 

Curiosamente, Lee arriva a considerare l'essere trascurata dalla critica, dalle gallerie e perfino da suo marito quasi una forma di libertà. Se nessuno ti guarda, nessuno può dirti cosa devi diventare.

Dopo la morte di Pollock nel 1956, il dolore entra violentemente nella sua pittura. Le opere della serie Earth Green sembrano assorbirlo; quelle della successiva Night Journey lo trasformano in energia.

Lee continua a dipingere.

E continua anche a guardarsi intorno.

Nell'aprile del 1972 si unisce al gruppo Women in the Arts e protesta davanti al Museum of Modern Art di New York contro la scarsa presenza e considerazione delle artiste donne. Accanto a lei ci sono figure come Louise Bourgeois e Chryssa. 

Lee Krasner trascorre gran parte della sua vita accanto a uno degli artisti più celebrati del Novecento. Protesta davanti a uno dei musei più importanti del mondo per ricordare che le donne esistono anche quando non sono mogli, muse o vedove di qualcuno.

Negli anni arrivano le retrospettive e le mostre personali. Espone alla Whitechapel Gallery di Londra, al Whitney Museum of American Art e in numerose istituzioni statunitensi. Entra alla Pace Gallery, diventando una delle pochissime donne rappresentate dalla galleria, e nel 1984 il Museum of Modern Art le dedica una retrospettiva.

Il riconoscimento arriva.

Ma lentamente.

E per molto tempo anche il mercato continua a raccontare la stessa vecchia storia: Pollock vale milioni, Krasner molto meno.

Lee, però, sembra avere un'altra misura del successo.

«La pittura non è separata dalla vita. È una cosa sola. È come chiedersi: voglio vivere? La mia risposta è sì, e dipingo.»

Lee Krasner è stata la moglie di Jackson Pollock. È stata la persona che ha creduto nel suo talento, che ha sostenuto la sua carriera e che ha vissuto accanto al suo genio e alla sua distruzione.

Ma Lee Krasner è stata, prima di tutto, un'artista.

 

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