JANET NORTON LEE BOUVIER - la madre che plasmò Jackie Kennedy

JANET NORTON LEE BOUVIER - la madre che plasmò Jackie Kennedy

 

di Margherita Budroni

 

New York, 1907 - Newport, 1989

La storia dei Lee comincia molto prima della nascita di Janet. A metà dell'Ottocento, migliaia di irlandesi fuggono dalla Grande Carestia, la devastante crisi alimentare che distrusse i raccolti e uccise più di un milione di persone. Su una di quelle navi cariche di disperazione c'è anche Thomas Lee, il bisnonno di Janet (e bis-bisnonno di Jackie), che nel 1852 approda in America insieme alla moglie Frances, portando con sé il sogno di ricominciare da zero e dare vita a una nuova dinastia.

Gli inizi non sono facili. Gli irlandesi cattolici non sono i benvenuti negli Stati Uniti: subiscono umiliazioni quotidiane, vengono guardati dall'alto in basso da una società americana protestante e diffidente. Ma i Lee imparano presto le regole del gioco. È con il nonno Thomas che la famiglia comincia a fare soldi, ma è il padre, James - giovane avvocato con il fiuto degli affari - a garantire la vera scalata sociale. Si butta nel mercato immobiliare e finanziario, entra nei consigli di amministrazione di grandi gruppi e diventa presidente di importanti banche. È un uomo che ha capito come i soldi spalanchino le porte del potere, e questa lezione la trasmette alla figlia.

Janet cresce in questo ambiente e lo interiorizza fino in fondo. Ma c'è qualcosa che non vuole portarsi dietro: le sue origini irlandesi. Negli anni le nasconde, le riscrive, le contraddice. Si inventa un'identità francese, sfruttando il cognome del suo primo marito, Jack Bouvier. Poi cambia versione: in un'intervista per Good Housekeeping, già suocera del presidente John Fitzgerald Kennedy, afferma che il suo background è «completamente cattolico inglese». Le stesse figlie crescono confuse dalle sue dichiarazioni contraddittorie. Janet costruisce la propria identità come costruisce tutto il resto: in modo strategico, eliminando ciò che considera un peso.

Una sera del 1927, al Madison Club di New York, un uomo bellissimo nota Janet tra la folla e non riesce a smettere di guardarla. Si chiama John Vernou Bouvier III, detto "Black Jack" per via della sua carnagione scura e del suo fascino oscuro. È ricco, o almeno così sembra, grazie a una carriera nel mercato immobiliare e finanziario. Sulla carta è il partito perfetto.

Il padre di Janet, però, fiuta qualcosa che non va. Le indagini confermano i sospetti: Jack Bouvier è avvezzo a investimenti scriteriati, un uomo abituato a rischiare più di quanto possa permettersi. Ma Janet ha già deciso. Lo sposa nel 1928 senza dire nulla a nessuno, in segreto, contro il parere del padre. È un atto di ribellione, forse l'unico davvero suo, che pagherà caro.

Nel 1929 nasce la loro prima figlia, Jacqueline Lee Bouvier, la futura Jackie. Pochi mesi dopo, crolla Wall Street. Gli investimenti sbagliati di Jack, già rischiosi di loro, vengono travolti dalla Grande Depressione. I conti in banca si svuotano. La vita dorata che Janet aveva immaginato comincia a sgretolarsi. Nel 1933 nasce la secondogenita, Caroline Lee Bouvier - che da grande si libererà del nome e terrà solo "Lee", il cognome da nubile della madre, come se volesse segnare la distanza da quel cognome paterno che sapeva di fallimento.

Jackie con sua madre nel 1933

 

Janet si trova a fare i conti con un marito inaffidabile, i soldi che scarseggiano e due figlie da crescere. Ed è qui che emerge con chiarezza la sua vera natura: fredda, calcolatrice, determinata. Janet capisce subito che Jackie e Lee (Caroline) sono qualcosa di più che figlie, sono un investimento. Le condanna a essere bellissime ed elegantissime, le addestra fin da piccole a riconoscere il valore dei soldi e a muoversi nei salotti giusti. L'educazione che impone è rigidissima: le bambine devono essere garbate, servizievoli, obbedienti. Sanno che disobbedire significa essere rinchiuse a chiave in camera.

Se Janet non riesce a controllare il marito, riversa le sue manie sulle figlie. Nel 1936 chiede ufficialmente la separazione a Jack, ottenendo la custodia delle bambine e un assegno di mantenimento di circa $1.000 al mese (equivalenti a circa $17.000 oggi). Non è abbastanza per il tenore di vita a cui è abituata, così Janet si improvvisa modella per arrotondare.

L'ossessione per l'apparenza si estende anche al corpo. Janet inizia a razionare il cibo alle figlie, imponendo una magrezza che sfiora l'anoressia e che segnerà entrambe per sempre. Si racconta che Jackie, per resistere alla fame, avrebbe consigliato alla sorella Lee di iniziare a fumare, un rimedio disperato che descrive il clima in cui le due sorelle crescono.

Jackie reagisce all'ambiente opprimente sviluppando due cose: una maschera impenetrabile, quel sorriso educato e imperscrutabile che in futuro renderà impossibile leggere i suoi pensieri, e un'ambizione feroce. Eccelle in tutto per compiacere la madre, spinta da una combinazione di paura e orgoglio. Lee, nel frattempo, cresce all'ombra della sorella maggiore, in una competizione alimentata proprio da Janet che, anziché unire le figlie, le mette una contro l'altra.

Jacqueline Kennedy con la madre Janet Lee Bouvier al tè di finanziamento per la campagna presidenziale di J.F.K, a casa Auchincloss.

 

Nell'estate del 1941 Janet incontra un ricco banchiere di origini scozzesi, vedovo due volte. Lo sposa in fretta. La famiglia si trasferisce nella sua sontuosa tenuta nel Nord della Virginia, Merrywood, e le due bambine si ritrovano a convivere con i figli del nuovo marito, avuti dai matrimoni precedenti. Janet spera che questa volta arrivi anche un figlio maschio - qualcosa di più "utile", nella sua logica. Ironia della sorte: nasce un'altra femmina: Janet Junior.

Con la stabilità economica ritrovata, Janet si concentra nuovamente sul destino delle figlie. Jackie, nel frattempo, aveva vinto una borsa di studio per lavorare nella redazione di Vogue tra Parigi e New York, un'opportunità straordinaria per una ragazza con la sua intelligenza e il suo gusto. Janet gliela fa rifiutare. Non c'è tempo per la carriera: c'è da trovare un buon partito. Jackie obbedisce, come sempre. Inizia invece a scrivere una rubrica fotografica per il Washington Times Herald, poi diventa assistente di Diana Vreeland per Harper's Bazaar, piccoli passi verso una vita che sente sua, sempre però sotto l'ombra della madre.

Janet sceglie per Jackie un ricco intermediario francese. A Jackie non piace per niente, ma si impegna così tanto per non deludere le aspettative materne che alla fine riesce persino a innamorarsene. Poi Janet scopre che quell'uomo non è ricco quanto pensava e manda tutto a monte, senza troppi rimpianti.

Jackie nel frattempo ha cominciato a frequentare un giovane senatore del Massachusetts di nome John Fitzgerald Kennedy. Intelligente, affascinante, ambizioso e di famiglia ricca. Nel 1953 lo sposa. Per Janet è il risultato di anni di lavoro. John Fitzgerald Kennedy diventa il presidente più giovane della storia degli Stati Uniti e Jackie, con la sua eleganza ineguagliabile, diventa la first lady più iconica del dopoguerra. Janet può finalmente dirsi soddisfatta. Ma la storia non finisce qui.

Lee, sempre in cerca di superare la sorella, si avvicina ad Aristotele Onassis, uno degli uomini più ricchi del mondo. È lei a invitare Jackie sulla barca dell'armatore greco durante una crociera nel Mediterraneo. E Onassis, vedendola, se ne innamora perdutamente. 

Il 22 novembre 1963 John Fitzgerald Kennedy viene assassinato a Dallas, mentre Jackie è al suo fianco a bordo della limousine presidenziale. Il mondo la guarda in quell'abito rosa macchiato di sangue e non dimenticherà più quel volto. Jackie è vedova a trentaquattro anni.

Nell'estate del 1967, dopo anni di lutto e di pressioni, Jackie raggiunge Onassis a Skorpios, la sua isola privata in Grecia. Nel 1968 lo sposa, nonostante stesse con la sorella, nonostante l'opposizione di Janet, nonostante le suppliche della famiglia Kennedy, nonostante l'omicidio di Bob Kennedy, una tragedia che, secondo molti, accelera la sua decisione di cercare rifugio e sicurezza lontano dall'America.

Janet si risposa per la terza volta a sessantanove anni, fino all'ultimo fedele a sé stessa. Jackie le rimane accanto. Nel 1989 Janet muore lasciando a Lee un'ingente somma di denaro: forse un risarcimento tardivo, una sorta di indennità per aver sempre messo la sorella maggiore davanti a tutto. Un gesto che sa di ammissione silenziosa, ma che arriva troppo tardi.

Janet Lee Bouvier è stata una donna spietata, plasmata da una famiglia che le aveva insegnato che i soldi sono l'unica cosa importante. Ha trasmesso questa convinzione alle figlie con la stessa fredda determinazione con cui si allevano cavalli da corsa: curandone la forma, controllando ogni movimento, puntando tutto sulla gara. Che poi una di quelle figlie, uscita dall’ombra, sia diventata il simbolo di un'epoca, amata per la sua grazia, la sua intelligenza, la sua umanità, è forse la grande ironia della storia. Jackie ha saputo andare oltre la madre. Ma il prezzo lo ha pagato per tutta la vita.

Jackie, la madre Janet e Caroline (Photo by Ron Galella/Ron Galella Collection via Getty Images)
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