EILEEN GRAY - La progettista nell’ombra di Le Corbusier

EILEEN GRAY - La progettista nell’ombra di Le Corbusier

 

di Margherita Budroni 

 

Enniscorthy, 9 agosto 1878 - Parigi, 31 ottobre 1976

Eileen Gray nasce il 9 agosto 1878 in seno ad una famiglia aristocratica anglo-irlandese. Passa parte dell’infanzia e della gioventù in Irlanda e parte a Londra nella casa materna.

L’attività artistica di Gray non si sviluppa attorno alla figura di uno o più maestri, ma è piuttosto il risultato di un percorso personale.

Ritratto Eileen Gray, 1914 

 

Comincia come artista/artigiana, per arrivare ad essere designer, decoratrice di interni e architetto.

I suoi arredi sono un’estensione pratica delle analisi delle funzioni dell’abitare e dell’ergonomia della vita domestica.

Le sue due opere principali, le ville E.1027 e Tempe à Pailla, meritano di essere considerate vere opere di incomparabile qualità architettonica, fusione integrale e sublime tra interno ed esterno.

Nonostante la sua eredità (arredi, spazi interni e edifici) sia numericamente molto limitata, la loro alta qualità testimonia un’eccezionale abilità nell’esplorazione e nell’indagine delle forme, della loro appropriatezza all’uso, che deriva dalla profonda conoscenza delle funzioni psichiche dell’essere umano e delle tecnologie del tempo.

Gray decide di abbandonare la ristretta e vittoriana Londra per trasferirsi a Parigi nel 1900. Orienta la sua formazione verso le arti grafiche, il disegno e la pittura.

La passione per i viaggi la porta a New York nel 1912 poi in California. Durante la prima metà della guerra è a Parigi, dove fa l’autista di ambulanze e contemporaneamente lavora. Tra il 1915 e il 1917 risiede a Londra, dove continua, senza alcun successo commerciale, a lavorare a oggetti laccati.

Rientrata a Parigi, il lavoro di Gray si distanzia dal meramente decorativo alla ricerca di un’espressività più semplice, funzionale, astratta.

La ricerca di un’arte che sia estensione della vita’ è il carattere distintivo dell’architettura di Gray, ad ogni scala.

Eileen conobbe Le Corbusier tramite Jean Badovici (architetto di origine rumena formatosi a Parigi). Le Corbusier dichiarava una grande ammirazione per il lavoro di Gray, specialmente per la casa di Roquebrune.

Le Corbusier ammirava la villa E. 1027 e riconosceva che Gray, con quell'opera, si era distinta tra i suoi contemporanei. Qualche anno dopo Eileen, esausta dall'indole infedele e caotica di Badovici, decide di andarsene e di lasciargli la casa, la villa E. 1027 (che era legalmente intestata a lui per ragioni fiscali, anche se creata e pagata da lei). Negli anni successivi, rimasto solo nella villa, Badovici – che idolatrava Le Corbusier – inizia a ospitarlo regolarmente per lunghi periodi estivi. È proprio durante questi soggiorni, tra il 1938 e il 1939, che Le Corbusier dipinge i famosi murales, approfittando della totale assenza di Eileen.

Questo fatto, che fece soffrire Eileen profondamente venne considerato da quest'ultima come un atto di vandalismo e fu all'origine dell'allontanamento tra la coppia Gray-Badovici e Le Corbusier.

Casa E1027, Photography by Mary Gaudin

 

Il rapporto tra Le Corbusier e Gray deteriorò dopo la pittura dei murales. Nell'aprile del 1948, in un numero de L'Architecture d'Aujourd'hui,' Le Corbusier scriveva: «questa villa che ho animato di pitture era molto bella, bianca all'interno e potrebbe aver fatto a meno del mio contributo. [...] I muri scelti per i murales erano quelli più spenti, più insignificanti. In questo modo, i muri che erano belli, sono rimasti tali, e gli altri sono diventati interessanti». Non veniva citato il nome di Gray, e non lo fu fino alla morte di Badovici nel 1956, quando Le Corbusier scrisse il suo epitaffio e citò Gray come coautrice della villa E.1027.

Murales di Le Corbusier nella casa E 1027, Roquebrune-Cap-Martin, Francia, 1929

 

Solo nel 1968, con una pubblicazione su Domus, il nome di Eileen Gray riemerge. I mobili tornano in produzione. La sua architettura viene riconosciuta come uno dei capolavori del Novecento.

C'è un curioso epilogo alla storia della E. 1027 che collega nuovamente Eileen, Badovici e Le Corbusier. Nel 1950 Le Corbusier comprò un piccolo lotto di terreno vicino alla casa di Gray. Aveva sempre coltivato la speranza di possedere, un giorno, la E. 1027. Dopo la morte di Badovici, la proprietà della casa passò a sua sorella, una monaca che viveva in Romania. Le Corbusier, supponendo che la villa non le interessasse, persuase una sua amica, Mme Schelbert, ad acquistarla. Mme Schelbert lo fece, pensando che la villa fosse stata costruita dallo stesso Le Corbusier. Eileen Gray non rientrò mai più nella casa, non riuscì nemmeno a recuperare i suoi mobili. Fino alla sua morte, Mme Schelbert mantenne la casa esattamente come era quando era abitata da Gray, e permise a Le Corbusier di soggiornarvi spesso. Nell'agosto del 1965, a settantotto anni, Le Corbusier scese al mare per fare il bagno e non torno mai più. La casa passò quindi al medico di Mme Schelbert, che mise all'asta gli arredi e non fece alcuna manutenzione. Oggi, dichiarata monumento nazionale del Governo Francese, appartiene al Comune di Roquebrune-Cap Martin che, in collaborazione con la fondazione Friends of E.1027, si sta occupando del suo restauro.

Eileen Gray muore a Parigi nel 1976. Al centro dell'interesse di Gray nel progettare architettura e interni era il meglio dell'essere umano, il suo modo di vivere, la sua dimensione di abitante e costruttore del proprio essere. 

Aveva scritto su L'Architecture Vivante:

«Dobbiamo costruire per le persone in modo che possano ritrovare nell'architettura, di nuovo, la gioia della più ampia possibilità e la realizzazione completa delle proprie potenzialità».

Esterno della casa E1027

Torna al blog