Let’s return to being slow - Simon Cracker FW26

Let’s return to being slow - Simon Cracker FW26

Di Nicole Bellini                 

Ph Francesca Di Giuseppe

 

“Let’s return to being slow”

Ci accolgono nello spazio scelto per la sfilata suoni elettronici intrecciati a una voce oscura che parla da lontano. Una parola tra quelle pronunciate emerge: Slow. Nome della collezione uomo F/W 2026 di Simon Cracker, e chiara dichiarazione di intenti.
Ad annunciare l’inizio della sfilata, sono accordi di chitarra irrequieti e malinconici. Facciamo allora silenzio, e ascoltiamo.
1, 2, 3… fino a 30. Sospirando, una voce stanca inizia a contare quasi senza fiato. È la voce di chi ha corso per tutta la vita, e per la prima volta, si concede di fermarsi.
In passerella, si alternano modelli di ogni età e genere, che portano in scena la propria identità e libertà.
La palette è scura e rassicurante: senape, grigio, blu, nero, verde degli abiti da lavoro e dei completi maschili, qui rimpastati nei loro codici dal linguaggio Crackeriano, che li trasforma nei modi e nei tempi. Le linee si deformano, i volumi diventano irregolari e le superfici, stropicciate, portano traccia del tempo che è stato.

Alle linee ferme e rigide dei completi, si affiancano, ammorbidendole, abiti in patchwork di centrini di varie forme e dimensioni. Su felpe e t-shirt, compare l’unica stampa della collezione: un orecchio. Un simbolo esplicito. Il direttore creativo Simone Botte, allarmato, lancia un monito: stiamo andando troppo velocemente, non ascoltiamo più, “Abbiamo perso la cognizione del tempo. I sogni non sono più quelli di una volta. Alcune cose scorrono via senza che ci si accorga”, come recita la canzone dei The Killers Smile like you mean it, che accompagna il passo dei modelli. “Rallenta e ascolta”, ci suggerisce al contrario a gran voce il designer.

Come un fulmine a ciel sereno, irrompe sulla passerella una serie di look rosa shocking elettrico, colore storicamente nemico indicibile di una mascolinità virilissima che qui viene annullata. È infatti un uomo gentile quello di Simon Cracker, che, con un fiocco al petto, si muove delicato tra le trame della vita senza presunzione né superiorità alcuna.
Nella collezione, i codici del linguaggio crackeriano ci sono tutti: upcycling, decostruzione, layering, orli non finiti, patchwork. Guardando i capi, nasce l’irrefrenabile voglia di toccarli, e di sentirne con mano la fattezza, la pluralità di tessuti e forme. Ad avvolgere la collezione è la nostalgia, non canaglia che torce e ritorce lo stomaco, il fegato e l’intestino, ma quella tenera e morbida, fatta del ricordo dei momenti passati.
L’ultima modella a uscire indossa al collo un gioiello preziosissimo. Se hai il tempo di aspettare, di scoprire, ricordare e vivere, la sorpresa sarà di valore inestimabile. Proprio come quel gioiello, sembra dirci il designer.

 

                 


Alla fine della sfilata, i modelli rientrano tutti insieme. La voce iniziale riprende a contare, fino a 100. Questa volta senza sospiri né stanchezza.
Quante cose sono successe in quel frangente da 30 a 100, e quante ne potrebbe succedere se solo ci concedessimo il tempo di andare piano, fermarci e di ascoltare davvero. 
E allora,
It’s important to slow down

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