LABO.ART - Moving Bodies

LABO.ART - Moving Bodies

di Nicole Bellini

 

Nove performer attraversano Milano indossando la Spring/Summer 2027 di LABO.ART. Sono trampolieri, giocolieri e artisti. La collezione non sfila su una passerella ma si muove per le strade della città.

È Moving Bodies, il progetto con cui LABO.ART, in occasione della SS 27, ha scelto di portare la collezione fuori dai luoghi tradizionalmente dedicati alla moda, per le strade di Milano. La performance parte dalla sede del brand in via Maroncelli e attraversa viale Pasubio, Piazza XXV Aprile e Corso Garibaldi.

Ogni performer interpreta la collezione attraverso un gesto, un ritmo, un linguaggio diverso. Il movimento modifica i volumi e le proporzioni degli abiti, mentre i colori entrano in dialogo con il paesaggio urbano. Il pubblico non ha un punto di osservazione prestabilito: può incontrare la performance per caso, seguirla per un tratto, attraversarla o semplicemente vederla passare.

«Mi interessava che la collezione non fosse semplicemente guardata, ma incontrata», ci racconta Ludovica Diligu, fondatrice e direttrice creativa di LABO.ART.

«Quest’anno abbiamo scelto di portare LABO.ART fuori dal luogo tradizionale della moda. Moving Bodies nasce dall’idea di mettere i vestiti in movimento, dentro la città e in mezzo alle persone. Nove performer attraversano Milano e il corpo diventa parte di un paesaggio fatto di geometrie, volumi e colore».

Le chiediamo allora cosa sia oggi LABO.ART.

«LABO.ART oggi è un progetto che continua a cambiare senza perdere la propria identità. È nato come un laboratorio e credo che lo sia ancora: un luogo dove posso continuare a cercare, osservare, togliere, ricominciare. Negli anni è cresciuto, ha viaggiato, è entrato in mondi molto diversi, ma il punto di partenza è rimasto lo stesso: la forma, il colore, la materia, il corpo. Non ho mai sentito il bisogno di seguire il tempo. Mi interessa piuttosto creare qualcosa che possa attraversarlo».

Una ricerca che cambia, quindi, senza perdere alcuni elementi fondamentali: la forma, il colore, la materia e soprattutto il corpo. Ed è proprio il corpo a diventare protagonista di Moving Bodies. La scelta di portare la collezione in strada apre anche una riflessione sul modo in cui guardiamo. In un mondo pieno di immagini e stimoli, a cosa oggi le persone non prestano attenzione?

«Alle cose semplici. Alle proporzioni, a un gesto, a come cade un tessuto, a un colore accanto a un altro. Siamo circondati da moltissime immagini e forse proprio per questo guardiamo meno. Per me l’attenzione è diventata quasi un atto di resistenza».

E forse anche il modo di presentare una collezione può diventare un modo per chiedere attenzione. Non attraverso la velocità, ma attraverso il tempo che scegliamo di dedicare alle cose. Ed è proprio questo che ci confida la designer quando le chiediamo che cosa secondo lei sia particolarmente urgente da dire oggi attraverso la moda.

«Forse che non tutto deve essere nuovo per essere contemporaneo. La moda ci ha abituati alla velocità, alla necessità di sostituire continuamente qualcosa con qualcos’altro. A me interessa il contrario: togliere anziché aggiungere, costruire abiti che possano restare. Credo che oggi la cosa più urgente sia recuperare il valore del tempo».

 

Nicole

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