ESSERE IN PRIMA FILA ALLE SFILATE: L’ossessione della stampa
Share
Non scherzo: i giornalisti di moda sono ossessionati dal posto in prima fila alle sfilate, fanno di tutto per ottenerli. Di tutto. Dritti all’obiettivo, come le protagoniste dei film di Alfred Hitchcock (la mia preferita tra tutte? Marnie). Cosa significa sedersi in prima fila alle sfilate? Vuol dire essere parte del Gotha della moda. Significa guardarsi negli occhi con la iconica direttrice di Vogue America Anna Wintour (anche se lei ti guarda attraverso gli occhiali Chanel). Vuol dire vivere anche il momentum del “Don't be ridiculous, Andrea. Everybody wants this. Everybody wants to be us!” da Il Diavolo Veste Prada (2006). Tutto qui? Sì. Forse qualcuno di voi lettori starà dicendo: ma cosa cambia guardarla in seconda fila. O in terza. O dietro, in ST, ovvero in standing, ovvero banalmente in piedi. Guai! Mai! Ho visto cose che voi umani… Gente che urlava, che ricattava, che discriminava, che insultava… Robe dell’altro mondo. Ho giusto giusto un paio di ricordi a riguardo che vi racconterò. Vi prego di tenerveli per voi, vi chiedo la massima riservatezza.
Loewe e i posti un po’ confusi
Ricordo benissimo quella sfilata di Loewe, bellissima, a Parigi. Una delle mie preferite di sempre. Una location super sofisticata, un po’ come il marchio diretto da Jonathan Anderson, ma sofisticata era anche la mappa dei posti a sedere. Vi erano pouf ovunque, in ordine sparso, comodissimi, ricoperti interamente di pelle. L’ufficio stampa era stato bravissimo a decidere i posti. Tutti erano felici fino a quando sono arrivati i giornalisti dei quotidiani, che vogliono sempre sedersi in prima fila, ma questa volta la prima fila non era così ben definita. Che è successo? Urla, insulti, “me ne vado!”, “non si trattano così i professionisti come noi”… E chi più ne ha più ne metta. Assurdità vestite di pelliccia sintetica.
Cani o porci?
Era la prima fashion week a cui partecipavo come inviato. Ero un timido stagista, ma non troppo timido. Arrivo al mio posto, mi guardo intorno per vedere se conoscessi qualcuno, e mi siedo tranquillamente. Alle mie spalle, seduto dietro di me, un giornalista un po’ più âgée. Sento che bofonchia qualcosa e dice: “Ormai invitano tutti alle sfilate. Ma proprio tutti: cani e porci!”. Io imbarazzato per lui e per questa sua battuta che ha fatto ridere solo le sue due amiche accanto, girandomi rispondo: “Hai proprio ragione. E tu chi sei: il cane o il porco?”. Sipario e applausi.
Alzati!
È facile che, mentre sei seduto tranquillamente al tuo posto e attendi l’inizio dello show, qualcuno si avvicini a chiedere quale sia il tuo numero di posto, per orientarsi al meglio e trovare il proprio. Capita sempre. Una volta, invece, è capitata una cosa che ha dell’inverosimile. Un giornalista si avvicina e, senza salutare né introdursi, mi dice: “Alzati! Non trovo il mio posto quindi mi siedo qui”. E io, in maniera gentile: “Questo è il mio posto, prova a chiedere informazioni all’ufficio stampa, no?”. Se non avessi risposto in maniera decisa come ho fatto, forse avrei ceduto il mio posto a lui timidamente. O forse mi sarei messo a ridere per la sua maleducazione. Poveretto.
Giornalisti vs Influencer
È la guerra più antica. Giornalisti contro influencer. I primi che vogliono sedersi in prima fila. E i secondi che anche loro non vogliono le altre file. Il risultato? Continui litigi dietro le spalle. Davanti si abbracciano, si baciano, tesoro di qua, amore di là. E poi, quando si girano, iniziano gli insulti. Ho assistito anche alle seguenti scene: “Se vi sono gli influencer seduti in prima fila, io non vengo alla vostra sfilata”. O ancora: “Io non mi siedo tra gli influencer!”. Ed è per quello che la zona giornalisti alle sfilate è sempre lontana da quella degli influencer. Tutto questo sotto lo sguardo di Anna Wintour che, come un arbitro di una partita di tennis (e l’esempio non è a caso, perché la direttrice gioca a questo sport ogni mattina!), seduta più in alto degli altri, controlla ogni singolo movimento. E ogni singola battuta.
Dillo alla mamma, dillo all’avvocato!
Infine c’è la cosa più subdola: la minaccia. O, meglio, la finta minaccia, perché ‘ste cose - lo sappiamo - non portano a niente. Il giornalista si arrabbia con lo stagista dell’ufficio stampa - che, povero, non sa nulla di chi abbia scelto il posto e perché - e dice: “Trovami un posto in prima fila altrimenti lo dico al tuo capo!”. Che eleganza, che raffinatezza. E magicamente un posto in prima fila, per lui o lei, salta fuori in pochi minuti. Qual è quindi la morale della favola? Chi alza la voce ottiene sempre tutto? No: il giovane stagista si mette a ridere perché tutto questo ha dell’incredibile. Pazza moda.
Se non è ossessione questa…
Angelo Ruggeri
Giornalista (ma non ossessionato dalla prima fila)