Gianvito Rossi, 20 anni di una storia scritta nelle proporzioni

Gianvito Rossi, 20 anni di una storia scritta nelle proporzioni

di Marianna Di Biagio

Vent’anni di storia e un libro che ne racconta i momenti più memorabili. 

Nel cuore dello storico Palazzo Serbelloni, il designer Gianvito Rossi ha infatti celebrato, lo scorso 24 settembre, i primi vent’anni dalla nascita dell’omonimo marchio, inaugurando una collezione SS2027 che sprizza vitalità da ogni poro. 

Proprio come in un museo, tra specchi e piedistalli metallici, ogni scarpa si alterna conquistando il suo spazio, la sua luce, quasi il tempo necessario per essere studiata.
 
Al centro di tutto, ‘My Shoes’. Il volume edito da Rizzoli per la celebrazione dell’anniversario, e di cui Carine Roitfeld ne firma la prefazione, ripercorrendo assieme al designer la storia del marchio sin dagli albori e collezionandone i modelli più di successo. Un archivio, dopotutto, non racconta mai soltanto ciò che è stato, ma decide cosa merita di essere ricordato. 


Figlio dello storico designer Sergio Rossi, e con alle spalle esperienza decennale nell’azienda di famiglia, Gianvito fonda il suo omonimo marchio nel 2006. La sua firma non è un dettaglio vistoso, ma una questione di proporzioni. 
In un settore che ha conosciuto l’inventiva strutturale di Ferragamo e l’impatto immediato della suola rossa di Louboutin, Rossi al contrario,  ha costruito il proprio linguaggio sulla precisione. Una scelta meno appariscente, che richiede occhio per essere colta e che gli ha attribuito una riconoscibilità finemente immediata.

Nella SS27 affiora però una voglia di leggerezza. In un’ottica che strizza l’occhio al futurismo, le frange si muovono interrompendo la compostezza delle silhouette minimaliste, raso e cristalli si fondono per creare luminose morbidezze dai colori decisi: nero, giallo, fucsia e acquamarina diventano un tripudio di  ‘colori’ sulla soffice tela rosa cipria fatta di tappeti. Guardando i diversi modelli, si ha l’impressione che la decorazione e il colore arrivino fino a un certo punto, per poi lasciare intatta la forma di sempre. È qui che la collezione convince e, allo stesso tempo, lascia una curiosità aperta: dopo vent’anni passati ad affinare un’idea di scarpa quasi perfetta, Rossi sembra avere ancora più da dire quando permette a quell’idea di perdere, anche solo per un momento, il suo impeccabile equilibrio.

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